il capolavoro di Tullio Marengoni

Geniale progettista della Beretta, che negli anni riuscì a coniugare nelle sue armi efficienza e semplicità costruttiva, così da porre le basi per quella fama che tuttora circonda le armi corte (quelle lunghe vantavano una storia ben più lunga) della celebre ditta di Gardone Val Trompia, la più antica fabbrica d’armi del mondo.
Le origini della Modello 34 vanno fatte risalire agli inizi degli anni trenta, allorché la Regia Marina ricevette un nuovo modello di pistola semiautomatica elaborata dalla Beretta. La Modello 1931, come venne chiamata, riprendeva le migliori caratteristiche delle armi camerate per il 7,65 mm che l’avevano preceduta e aggiungeva l’eredità del cane esterno, derivato dalla Modello 1923. Il calibro modesto rendeva ragione della leggerezza del disegno e consentiva un costo ridotto del prodotto finito che,considerata anche la qualità della casa gardonese, piacque talmente alla Regia Marina da spuntare un ordinativo per 600 pistole in data 30 marzo 1933, seguito da diversi altri nell’anno successivo.

La Modello 1931 esitò gradualmente nella Modello 1932, sostanzialmente la stessa pistola con modifiche di poco conto, che vennero però ritenute meritevoli di una nuova denominazione, anche se ben poche di queste armi vennero fabbricate. Tuttavia, oltre che in calibro 7,65 mm, per la prima volta comparvero alcuni rarissimi esemplari di Modello 1932 camerati per il 9 mm Corto. Era questo un calibro che riscuoteva un certo successo in ambito europeo ma che mai era stato preso in considerazione in Italia prima di allora. Il divenire della pistola proseguì verso la nuova tappa, la Modello 1934 che, badiamo bene, non era ancora la pistola di cui ci occupiamo in questo capitolo, ma l’evoluzione della Mod. 1931 che conservando il calibro di 7,65 mm veniva però a perdere le guancette di legno, sostituite da quelle di filbak con intelaiatura metallica.

Le Varianti:

Anche alla Beretta erano consci che i suddetti modelli altro non erano che varianti della stessa arma, al punto di risparmiare sulla rullatura del carrello che era sempre la stessa, con il «2» o il «4» ribattuti sull’«1» a distinguere il Modello 1932 o il 1934 dal 1931.
La fabbricazione complessiva di queste tre pistole non sembra aver ecceduto le 10.000 unità, con inizio matricolazione a 400.000 e fine attorno al 410.000, ma con numerose incongruenze che fanno sospettare un assemblaggio discontinuo dei componenti via via fabbricati e una produzione ben al di sotto delle capacità della ditta, tanto da far pensare ad una ricerca continua tendente al perfezionamento del modello in attesa di arrivare ad elaborare una pistola in grado di attirare ben più estese commesse militari.
Era quindi il 1934 ma, mentre questi continui piccoli ritocchi venivano apportati alla Modello 1931, altre strutture militari stavano pensando di uniformare la propria dotazione di armi da fianco. Durante la Grande Guerra, infatti, le pistole e i revolver d’ordinanza erano cresciuti in quantità e varietà, così che negli anni venti la dotazione delle Forze Armate e della Polizia comprendeva pistole Mod. 1910 e Brixia, Beretta 1915, 1917 e 1923, revolver Bodeo di fabbricazione nazionale o spagnola e una quantità di altri modelli da rendere indifferibile il provvedimento. Non è chiaro il motivo per cui fu scelto il 9 mm Corto per la nuova arma, se cioè così venne richiesto dai committenti o proposto dalla Beretta. Credo che la ditta si sia limitata a presentare ciò che aveva e che le strutture interessate abbiano optato per il 9mm Corto (ricordiamo che la Beretta aveva già fabbricato il Modello 1932 camerato per questo calibro) perché era il massimo che si potesse utilizzare in una pistola senza adottare un costoso sistema di chiusura positivo.

I vantaggi erano evidenti: la pistola era già pronta, con ovvio abbattimento dei costi e dei tempi di sviluppo, il disegno era leggero ed economico e, fatto non trascurabile in un’epoca di accesi nazionalismi, la ditta produttrice era italiana.

Il battesimo ufficiale

Nell’aprile 1934 ci fu il battesimo ufficiale, quando una nota sanciva definitivamente la nascita della «Modello 1934» La numerazione tenne conto anche delle Modello 32 calibro 9 mm Corto, così che partì da 500.000, contrariamente alla Modello 35 che fece il suo esordio in continuità con i precedenti esemplari camerati per il 7,65 mm decollando dal seriale 410.000.
La Polizia arrivò per prima, piazzando l’ordinativo d’apertura per le nuove M.1934,richiedendone mille nel giugno 1935 ricevute nel gennaio dell’anno successivo. L’Esercito aveva da tempo in programma di fare lo stesso, ma con l’aggravante di affidarsi al parere di troppe commissioni che probabilmente,
ora come allora, venivano nominate in base a scelte che erano prima politiche e solo in subordine basate sulla competenza. Fu così che le commesse arrivate alla Beretta furono afflitte da ripensamenti, richieste di modifiche di modello e di prezzo, ritardi dovuti ad una moltitudine di circostanze.
Basterà accennare che una modifica richiesta dalla commissione tecnica inerente una «sicura all’otturatore», che si voleva fortemente inserita in una pistola che non aveva assolutamente bisogno, comportò un ritardo
sulle consegne di oltre un anno, prima che il famigerato dispositivo uscisse finalmente di scena.


Si dovette arrivare al 1936 per vedere il primo massiccio ordinativo dell’Esercito per 150.000 pistole che vennero consegnate tra il 1937 e il 1938. Tra il 1940 e il 1941 andò in porto anche una fornitura alla Romania, allora alleata dell’Asse, per circa 40.000 pistole su 60.000 richieste, non tutte consegnate. La Mod. 1932 calibro 9 mm Corto esordì con il numero di matricola 500.000 e la M.1934 continuò la numerazione senza soluzione di continuità. Naturalmente in tempo di guerra i contratti si susseguirono con ritmo incalzante per fare fronte all’aumento delle necessità, così che, già nel 1942 venne raggiunto il numero 999.996 che
venne considerato sufficiente a scrivere la parola fine per le M.1934 con matricola solo numerica, perché successivamente venne aggiunto un prefisso. Fuori da logica, la prima lettera di prefisso scelta fu la «F», per giunta seguita da un numero di cinque cifre, così che la successiva lettera «G» terminò il suo blocco di 100.000 pistole alla fine del successivo 1943. La necessità di sveltire la produzione e le sfavorevoli vicende belliche cominciarono a far vedere i loro effetti sulle
armi di questo periodo, che spesso mostravano scritte atipiche rispetto alla norma e finiture non in linea con la tradizione di qualità della Beretta, mentre alcune M.1934 finivano addirittura agli alleati Finlandesi
Questi ne ricevettero 60 nel corso di quella che in Finlandia viene chiamata «Guerra d’inverno», ovvero la prima aggressione sovietica, più un numero oscillante tra 1.400 e 1.500, arrivate nell’aprile del 1943, durante la «Guerra di continuazione», ovvero quella condotta contro i Sovietici al fianco dei Tedeschi. Circa 500 M.1934 vennero destinate al Quartier Generale della Guardia Civile, la Suojeluskunta, che le punzonò con l’acronimo «Sky» (Suojelu- skuntain Yliesikunta), con numeri supplementari da 0100 a 0597. In un censimento del 1951 ne sopravvivevano 999, vendute come residuati nel 1986.
La caduta del Fascismo e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana nel cui territorio veniva a rimanere la fabbrica portarono alla scomparsa dell’indicazione dell’Era Fascista sul carrello, mentre il controllo della
produzione passò nelle mani dei Tedeschi che cominciarono ad acquistare anche buona parte delle pistole fabbricate, denominateP.671(i). Intanto la serie «G» terminò dopo circa 57.000 armi, seguita dal suffisso «AA» con lotti di 10.000 armi ciascuno. Terminata nel luglio 1944, la serie «AA» proseguì con «BB» che fu l’ultimo suffisso delle M.1934 belliche, dato che la guerra finì prima che il lotto giungesse a termine. Anzi, su alcune di queste pistole la data «1944» presenta un «5» ribattuto sull’ultima cifra ad indicare una più tarda accettazione. Non è dato conoscere con esattezza tutti i destinatari delle pistole di questa estrema produzione bellica, essendo l’Italia di allora immersa in una sanguinosa guerra civile che contrapponeva formazioni militari e paramilitari di varia origine, così che è impossibile dire con esattezza quali armi andarono alla Wehrmacht e quali alle formazioni cobelligeranti della R.S.I…. Secondo dati di fabbrica Secondo dati di fabbrica, i numeri di matricola delle armi consegnate ai Tedeschi furono: 0001AA-10.000AA e 0001BB-9.803BB, per un totale di circa 19.000 pistole, alcune delle quali recano i punzoni dell’Heeres WaffenAmt (Aquila WaA162), oltre ad alcune altre catturate subito dopo l’armistizio del settembre 1943 Non si conosce la ragione per cui la grande maggioranza delle M.1934 non presenti i punzoni di accettazione militare, e poche siano le armi che invece li abbiano (e di queste alcune sono altamente sospette).

Alcuni Autori ritengono che tutte queste pistole siano in realtà dei falsi, perché è poco probabile che in quei giorni confusi l’Hecre 5WaffenAmt si sia dato la pena di stabilite un ufficio di accettazione presso la Beretta al solo scopo di punzonare un numero di pistole limitatissimo, ma così non è. Esiste una lettera della ditta, datata 31 gennaio 1979, in cui si conferma che una parte delle pistole assemblate per la Wehrmacht fu accettata mediante l’apposizione dei punzoni dell’HWaA. Rimane se mai la domanda sul perché alcune armi beneficiassero di una presa in carico ufficiale e altre no ma, come detto altrove a proposito ad esempio di Bergmann Bayard 1910/21 o MAB Modèle A, non esiste al momento una risposta sicura. Un fatto certo è che comunque i Tedeschi hanno sempre apprezzato moltissimo la nostra pistola e, ancora molto prima del 1943, per acquisto, regalo o scambio, ne circolavano parecchie tra i soldati della wehrmacht , dove l’ambiente metteva a dura prova ‘affidabilità dell’equipaggiamento e delle armi.
Dopo la guerra la produzione delle M.1934 per l’Esercito Italiano riprese e
continuò ancora per molti decenni fino agli anni ottanta, quando il modello apparve definitivamente obsoleto. Ne erano state fabbricate oltre un milione.

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